Il «referendum» in Crimea del 2014: un voto sotto le canne dei fucili
Bugia del Cremlino
Gli abitanti della Crimea votarono liberamente per l'annessione alla Russia nel referendum del 16 marzo 2014. Il 97% fu a favore — fu un'espressione democratica della volontà popolare
Fatti
Il «referendum» fu condotto sotto occupazione militare, senza osservatori internazionali, senza l'opzione di mantenere lo status quo. Una fuga di dati dal Consiglio Presidenziale russo mostrò un'affluenza reale del 30-50% e un sostegno del 50-60%
Le circostanze del «referendum»
L’occupazione militare
Il «referendum» del 16 marzo 2014 fu condotto 10 giorni dopo l’inizio dell’operazione militare russa:
- Gli «omini verdi» (militari russi senza insegne) controllavano le strutture chiave
- Il parlamento della Crimea fu occupato da uomini armati il 27 febbraio
- Le basi militari ucraine erano bloccate
- Il Mejlis dei tatari di Crimea e le organizzazioni filoucraine erano intimidite
Una scheda senza scelta
La scheda conteneva due opzioni:
- Annessione alla Russia
- Ripristino della Costituzione della Crimea del 1992 (che prevedeva un’indipendenza di fatto)
Non c’era l’opzione di mantenere lo status attuale — parte dell’Ucraina con autonomia. Entrambe le opzioni portavano alla separazione dall’Ucraina.
Senza osservatori
- L’OSCE — rifiutò di inviare osservatori, definendo il referendum illegittimo
- L’ONU — non lo riconobbe
- Gli «osservatori» invitati erano rappresentanti di partiti europei di estrema destra (legati al Cremlino) e organizzazioni marginali
I numeri reali
La fuga di dati dal Consiglio Presidenziale
Alcune settimane dopo il «referendum», il Consiglio per lo sviluppo della società civile presso il Presidente della FR pubblicò (e poi rapidamente cancellò) dei dati:
- L’affluenza reale: 30–50% (e non l’83% ufficiale)
- Il sostegno reale all’annessione alla FR: 50–60% (e non il 97% ufficiale)
Cioè, anche secondo i dati russi stessi, la maggioranza degli abitanti della Crimea o non andò a votare o votò contro.
La Risoluzione dell’ONU
27 marzo 2014 — l’Assemblea Generale dell’ONU adottò la Risoluzione 68/262: 100 Paesi votarono a favore dell’integrità territoriale dell’Ucraina, dichiarando il referendum illegittimo. Solo 11 Paesi sostennero la Russia.
Conclusione
Il «referendum» in Crimea non fu un’espressione democratica della volontà popolare. Fu una simulazione sotto le canne dei fucili, senza osservatori, senza l’opzione dello status quo. Persino i dati russi stessi mostrano che il sostegno reale all’annessione era molto inferiore a quello annunciato.
Fonti
- Atlantic Council «Five years after Crimea's sham referendum» (2019)
- UN General Assembly «Resolution 68/262: Territorial integrity of Ukraine» (2014)
- Совет при Президенте РФ по развитию гражданского общества «Проблемы жителей Крыма» (2014)
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